Storia

Fiumedinisi, un luogo non solo storico, ma anche leggendario.

Nel VII sec. a.C. i coloni greci Calcidesi, attratti dai giacimenti minerari, fondarono, su un’altura a monte dell’attuale centro abitato di Fiumedinisi, la colonia di Nisa (dal nome della ninfa che, secondo la mitologia greca, allevò il dio Dioniso) e diedero al fiume del luogo il nome di Chrysorhoas (Aurea Corrente).

Proprio in quanto ricca di acque e giacimenti minerari, Fiumedinisi attrasse greci, romani e arabi. Furono proprio gli arabi a creare opere di canalizzazione per l’irrigazione dei campi e per una nuova agricoltura (pistacchio, lino, gelso, cotone, melone), e a edificare, come fortezza, il Castello Belvedere (IX sec.), in un luogo strategico, a 750 metri s.l.m., che ancora oggi domina tutta la Valle del Nisi.

In epoca normanna il centro abitato fu trasferito presso l’attuale sede, con il nome di Flumen Dionisyi (Fiume di Dioniso). Dioniso era il dio greco delle piante, dell’estasi, del vino e della danza, la divinità della forza produttiva della terra e della linfa vitale della natura, elementi che non mancavano nel territorio di Fiumedinisi. Dioniso con il tempo divenne Niso, un ipocoristico aferetico, cioè un vezzeggiativo a cui era stata tolta la sillaba iniziale, come si vede da Valle del Nisi e dal nome fiumedinisani o fiumenisani, in dialetto ciuminisani, utilizzato per indicare gli abitanti di Fiumedinisi.

Si narra che re Ruggero II di Svevia (1095-1194) utilizzò l’oro delle miniere per rivestire i capitelli del Duomo di Messina. Oltre all’estrazione mineraria, un ruolo importante nell’economia di Fiumedinisi lo ebbe la  lavorazione e il commercio della seta, già dal XII-XIII secolo, ma soprattutto tra la fine del Quattrocento e il Seicento.

Nella valle di Fiumedinisi, nel 1197, trovò la cagione della sua morte l’imperatore Enrico VI Hohenstaufen, padre di Federico II di Svevia, definito storicamente lo Stupor Mundi.

Nel 1392 Fiumedinisi divenne feudo della famiglia dei baroni Romano Colonna e conobbe un periodo di ampio splendore, di sviluppo economico e di pace.

Durante la rivolta antispagnola di Messina del 1674-78 Fiumedinisi rimase fedele alla Corona e i messinesi videro in Fiumedinisi il “Paese più nemico di Messina” (cit. Laloy). Per questo motivo il paese fu saccheggiato dai messinesi i quali depredarono ovunque, “commettendo sulla popolazione eccessi inenarrabili” (cit. Galati). La ricostruzione avvenne per opera del re Carlo II il quale espresse la sua “reale gratitudine” con un messaggio ancora oggi leggibile su una lapide posta sul prospetto principale della chiesa Matrice.

Successivamente Fiumedinisi fu pesantemente colpito dalla epidemia di peste del 1743 e profondamente devastato dalla tremenda alluvione del 1855 la quale causò la perdita di importanti strutture produttive tra le quali la fabbrica di mussola, che dava lavoro a più di mille persone, e la fonderia, mentre lo stabilimento cartaceo di contrada S. Giorgio subì dei danni.
Fino agli inizi degli anni ’60 dello scorso secolo a Fiumedinisi era ancora attiva l’estrazione mineraria.

Maggiori informazioni:

Storie e Segreti di Fiumedinisi

Libro a cura di Carlo Gregorio, Nuova Prhomos Editore.